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Aperto al pubblico il Maxxi di Roma |
I n questi giorni ha aperto al pubblico il Maxxi di Roma, il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo. Oltre 300 i giornalisti italiani e della stampa estera presenti, per raccontare come Roma si proietterà nel XXI secolo attraverso l'arte. È indubbio che la costruzione "lascerà un segno del nostro passaggio nel futuro", ha affermato il Ministro dei Beni culturali e il Presidente del Maxxi aggiunge che "è una vera opera pubblica italiana". Ad accogliere i visitatori è il gigantesco "memento mori" di Gino De Dominicis: sua la "Calamita cosmica" del 1988, un enorme scheletro lungo ventiquattro metri, largo dieci e alto sei, disteso sotto il colonnato d'ingresso. All'interno, fra le morbide forme e le pareti immacolate, risuonano atmosfere ambient, alternate agli schermi dei televisori accesi della sala dedicata a Carlo Scarpa e al suono metallico dell'installazione di Diller Scofidio Renfro: un trapano guidato da un robot che buca una delle pareti del museo, per dare vita a un disegno che sarà completato solo nei prossimi mesi. Sono quattro le mostre prescelte per dare il via alla struttura che dovrebbe rappresentare le ultime tendenze dell'arte contemporanea (anche se un posto d'onore resta riservato alle "radici" novecentesche, quali il concettuale o l'arte povera). Le mostre sono: "Spazio. Dalle collezioni di arte e architettura del Maxxi", “Gino De Dominicis: l'Immortale", "Luigi Moretti architetto. Dal razionalismo all'informale" e "Kutlug Ataman. Mesopotamian Dramaturgies". Al secondo piano, invece, l'argomento comune è l'approccio al tema dello spazio. La direttrice del Maxxi Arte ricorda che l'opera "può finalmente rimettere Roma e l'Italia nel contesto internazionale".
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