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Sono stati presentati ad Altamura i primi risultati ottenuti a seguito del progetto scientifico riguardante lo studio delle problematiche relative al complesso paleontologico noto come "Uomo di Altamura". L'eccezionale scoperta paleontologica era avvenuta nell'ottobre 1993 ad opera di due gruppi speleologici. In località Lamalunga, a pochi chilometri a nord della città, si era scoperto, all'interno di un complesso carsico di rara bellezza, lo scheletro intero di un Homo di tipo arcaico, sistemato in una nicchia formata da stalattiti e stalagmiti, avvolto in un velo di pietra e in perle di roccia. Negli ambienti della grotta erano stati individuati anche numerosi reperti faunistici, ricoperti da concrezioni calcaree di vario spessore, cementati al paleosuolo, alle stalattiti o alle stalagmiti, riferibili a daino, cervo, bos primigenius, cavallo, iena e volpe. Nel 2007 la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia ha nominato una Commissione di studio che ha elaborato un piano di azione e proposte finalizzate a garantire la salvaguardia, la fruizione e la valorizzazione dello straordinario reperto. Fra i risultati presentati, vi è la conferma che i resti si riferiscono ad un uomo, vissuto fra 60mila e 40mila anni fa e identificabile come Uomo di Neanderthal. Lo scheletro è fra i più integri e meglio conservati al mondo. L’esame del Dna, effettuato su una porzione di scapola prelevata in condizioni di massima sterilità, ha chiarito anche l'aspetto dell'"Uomo di Altamura": carnagione chiara, capelli rossi, corporatura robusta e altezza intorno al metro e sessanta. È prevista a Palazzo Baldassarre, ad Altamura, un sistema di visita virtuale della grotta con sistemi di tecnologia virtuale avanzata.
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