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Notizie storiche - Tagliaferri, pittori e incisori
Chiesa Prepositurale di San Martino - Carnago VA
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Il primo artista noto di questa famiglia di Pagnona ha nome Giovanni Battista: è autore (1752) di un paliotto in cuoio per la sua chiesa, secondo un gusto allora diffuso e che mostra ancora esempi a Tremenico, Bellano, Mandello. L'iniziatore della dinastia appare invece Giovanni Maria (1809-1879), che fu a lungo a Venezia come lavorante nell'arte del ferro e quindi a Milano iniziò a interessarsi all'incisione, mettendo a punto una sua particolare tecnica su marmo, di cui resta qualche saggio (Margno, N.S. Lauretana a Venrogno). Nella raccolta Bertarelli vi sono varie sue stampe, datate fra 1835 e 1863 per Alzano Lombardo, il duomo di Como, Lezzeno, Biandino, Livio e la pubblicità dell'albergo dell'orrido di Bellano; ampia la produzione di cartoncini e locandine. Avendo, pare, soggiornato a Milano, ebbe modo di accostarsi alla pittura nella quale spesso si intravede la sua qualità originaria di incisore. Così nelle efficaci immagini del 1861 per la cappella di San Rocco a Premana, con un ciclo sulla peste, nel cui sfondo sono vedute veneziane, completato dalla Gloria di S. Marco. Più morbide e costruite sono invece la Madonna e i Santi della cappella dell'Eresia, di metà secolo, sulla via tra Bellano e Vendrogno, dove si riprendono modi del Veronese e del Fiammenghino, ma dove è forse presente anche la mano del figlio. Il pittore riprende anche la tradizione antica di affrescare interamente le facciate delle chiese, spesso con l'accostamento al portale di figure gigantesche sul fare medievale: S. Martino di Indevero (1841), chiesa di Vimogno (1853), chiesa di Barcone (1870). Il primo lavoro si crede eseguito per l'intero del S. Bernardino di Casargo; dipinse poi il presbiterio di Premana (1848), l'oratorio del Santissimo a Taceno (1855), la chiesa di Ballabio Superiore (1865), l'interno del parrocchiale di Taceno (1864); possono essere di sua mano i tondi della Addolorata riapparsi nella Parrocchiale di S. Giovanni di Lecco, oltre che vari dipinti in santelle o su case, a Pagnona, Tremenico, Indovero, Gero, mentre sono sue le figure della cappella della peste di Pagnona (18579 e quelle della cappelletta di Pasturo (1859) nelle cui contrade si vedono due sue Madonne con scritte inneggianti alla libertà italiana, mentre resta da chiarire la Vergine dipinta su rame in via Mascari a lecco. Il pittore fu a lungo maestro a Pagnona e trasmise l'arte al figlio Luigi (1841-1927) trasferitosi presto a Lecco e infine a Mandello. Le opere di Luigi Tagliaferri sono numerose, ne esiste tuttora un catalogo. Si distinguono per fluidità narrativa, accompagnata da morbidezze a volte travisate da successivi ritocchi. Egli lavora nel 1869 col Sibella per i Misteri del Rosario nella parrocchiale di Mazzoleni, quindi in Valsassina a Codesino (1872) e a Pasturo (facciata, 1873); a Cassina (1877), quindi a Dervio. Frattanto è chiamato nel Comasco per "restaurare" e attuare nuovi dipinti a Gera, Montemezzo, Musso, Gravedona, Menaggio (1869-1889), poi a Talamona, Chiavenna, al Crocifisso di Como, a Bellaggio in S. Giovanni. Nella Bergamasca lavora alla tazza di Sovere e all'interno della chiesa di Presezzo (1885-1889). Nel Milanese si trova impegnato a Tradate, Fagnano Olona, Busto Arsizio, Gorla Minore, a Macherio, infine a Milano in S. Gottardo al Corso col Sibella (1896) e a Precotto (1898). I bozzetti rimasti danno l'idea di un lavoro fresco e fluente, nel solco di una tradizionale ma attraente pittura religiosa, delle cui prove è ricco il nostro territorio. In Brianza affresca la Madonna del Bosco, la parrocchiale di Dolzago ingrandita, la fronte di Nava (1894); la grandiosa tazza di Garlate risale al 1905. A Lecco dipinge l'Estasi di S. Francesco a Varigione (1875), decora S. Giovanni (lati del presbiterio, volta in parte rifatta da A. Galli), la chiesa di Olate, la navata di Laorca, dove lascia anche un trittico in via Berni (1905) e attende alle cappelle del cimitero (1919); in S. Nicolò prosegue le decorazioni, particolarmente alle pareti laterali sotto la tazza del 1908 con qualche polemica per la mancanza di "spunto creativo", peraltro improbabile mancando nella committenza un'idea complessiva della figurazione di quella parte della navata ancora spoglia. Nel 1903 aveva dipinto a Pescarenico, nel 1911 poi il Battistero di Castello. Prove ben più felici nelle chiese della Riviera: Abbadia e Mandello nel 1915 e 1916, una cappella di Lierna, il Battistero del Crebbio e il S. Rocco di Maggiana. Ad Esino i dipinti su rame per l'Addolorata in S. Giovanni, tele per S. Carlo nella parrocchiale di Premana, la volta di Pagnona nel 1902, la facciata di S. Lorenzo a Vendrogno (1904) e la volta di Comasira, oltre agli oli su zinco per l'oratorio; affreschi a Cortenova fra cui la cappelletta del ponte, il coro di Cremeno (1900), e infine l'interno della parrocchiale di Tremenico, comprese le cappelle di facciata (1904) e i misteri su rame di poco anteriori. In questo caso, ma anche a Pagnona, Luigi lavora con altri della famiglia. Sono i fratelli Achille e Basilio e il nipote Giovanni di Basilio, ai quali appartiene anche la decorazione della chiesa di Avano e almeno in parte le cappelle di Rovinata di Germanedo, cancellate e poi sostituite con sculture opera recente di Fulvio Simoncini. L'attività del gruppo ebbe peraltro una continuità fino agli anni Quaranta, con altri discendenti Luigi e Basilio, sì che i Tagliaferri sono da annoverare fra i più interessanti artisti del sacro della nostra zona.
 
 

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