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Intervento di restauro - Fasi dell'intervento
Chiesa Prepositurale di San Martino - Carnago VA
Aziende che hanno partecipato al lavoro


FASI DELLE LAVORAZIONI EFFETTUATE

Navata, campata centrale, prima e dopo il restauro Navata, campata centrale, prima e dopo il restauro Catino absidale, lunetta di fondo, prima e dopo il restauro
Catino absidale, lunetta di fondo, prima e dopo il restauro Ingresso della Chiesina, prima e dopo il restauro Ingresso della Chiesina, prima e dopo il restauro
Cappella del Santissimo Rosario, volta, prima e dopo il restauro Cappella del Santissimo Rosario, volta, prima e dopo il restauro Cappella del Sacro Cuore, volta, prima e dopo il restauro
Cappella del Sacro Cuore, volta, prima e dopo il restauro Cappella del sacro Cuore, parete destra, prima e dopo il restauro Cappella del sacro Cuore, parete destra, prima e dopo il restauro



Eliminazione di deposito formato per effetto di processi di sedimentazione (depositi non intenzionali) utilizzando pannelli morbidi ed aspiratori; metodo semplice che rimuove i depositi incoerenti di natura polverosa ma poco efficace per asportare depositi di natura grassa. Rimozione meccanica di ridipinture sulle campiture omogenee con spatole, spazzole e raschietti, talvolta bagnando le superfici da trattare con spugne ad acqua. Rimozione di elementi metallici, soprattutto chiodi che risultavano causa di degrado e passivazione di elementi metallici da mantenere in opera. Pulitura dei dipinti murali, operazione differenziata in rapporto alle finiture ed allo stato di conservazione: Asportazione del primo deposito con spugnature con acqua demineralizzata interponendo carta giapponese. Le zone dipinte con leganti inorganico, sono trattate con impacchi di polpa di cellulosa mista (Arbocel 200/1000) con soluzione di ammonio carbonato (50% su 1L) interponendo carta giapponese, le parti dipinte con leganti organico (vedi allegato analisi chimiche), sono trattati con blandi impacchi di doppio strato di carta giapponese con soluzione di ammonio bicarbonato (20% su 1L). Sono eseguite le operazioni di risciacquo con acqua demineralizzata per rimuovere gli eventuali sali inorganici utilizzati per la pulitura. Consolidamenti in profondità, con riempimento di alluminato di calcio e ancoraggio o punti eseguiti con resina vinilica in sospensione acquosa ad alta concentrazione. Applicazione di perni di ancoraggio in fibra di vetro. Localizzata discialbatura dell'ornato in stucco realizzata soprattutto nella cavità ove il materiale sovrammesso saturava e appiattiva il modellato. Pulitura con miscela di solventi (alcool etilico e ammonio carbonato al 10%) per rimuovere sostanze grasse sovrammesse individuate sulle dorature e sulle lesene in stucco lucido. Trattamento anti sale, eseguito sulle decorazioni monocrome (in particolare abside), sul dipinto centrale della navata (zona viso del Cristo), dipinto cappella del Sacro Cuore (soldato a terra) e parti inferiori di tre lesene dell'abside. L'operazione si è composta in due fasi; dopo l'asportazione a secco dei sali in superficie si è proceduto a bagnare il muro con acqua, al fine di sciogliere i sali solubili, quindi si è applicato sulla superficie un materiale altamente assorbente, quale polpa di cellulosa, mantenuta applicata per circa un ora, ove necessario si è ripetuto l'applicazione. Questo metodo è stato utilizzato nella zona del catino absidale dove i sali erano risultati in massima parte cloruri, sali altamente solubili in acqua, nelle altre zone ove i sali erano principalmente solfati, è stato adottato il metodo che utilizza l'idrossido di bario. Eseguite tutte le operazioni di asporto di materia e consolidamento si è passati alla fase di presentazione estetica, cosiddetta fase di aggiunta. Le superfici di colore omogeneo sono state riproposte matericamente e cromaticamente con velature ripetute di colore a calce ad imitazione della materia e della cromia originale, individuata precedentemente con i tasselli di ricerca.. Le decorazioni monocrome, una volta stuccate, sono state reintegrate , nelle piccole e medie lacune, con intervento di tratteggio con pigmenti naturali in acqua di calce, nelle mancanze più estese, con l'ausilio di mascherine e spolveri, si è ricomposta la decorazione a mimesi con l'utilizzo di colori a calce. I dipinti murali sono stati integrati a velatura ed acquerello sulle parti abrase o con cadute di pellicola pittorica, le stuccature sono integrate a tratteggio ad acquerello seguendo il verso della pennellata originale. Il modellato in stucco di elementi ripetitivi è stato ricostruito con calce e scagliola realizzati in calco di gomma siliconica. Contemporaneamente si è proceduto sia all'intonazione cromatica che al consolidamento superficiale eseguendo una leggera scialbatura con crema di calce opportunamente colorata, applicata a pennello. Le dorature, ove mancanti o lacunose sono state riproposte, a foglia similoro su base di bolo rosso, quindi invecchiate e protette con soluzione di gommalacca caricata con pigmenti (terra d'ombra naturale e terra di Siena bruciata). I finti marmi o stucchi lucidi sono stati integrati a velatura con colori a calce e successivamente trattati con cera liquida e passaggio di panno morbido. Al termine dei lavori viene predisposta la documentazione per la Soprintendenza e per la committenza. Sono eseguite le operazioni di risciacquo con acqua demineralizzata per rimuovere gli eventuali sali inorganici utilizzati per la pulitura. Consolidamenti in profondità, con riempimento di alluminato di calcio e ancoraggio o punti eseguiti con resina vinilica in sospensione acquosa ad alta concentrazione. Applicazione di perni di ancoraggio in fibra di vetro. Localizzata discialbatura dell'ornato in stucco realizzata soprattutto nella cavità ove il materiale sovrammesso saturava e appiattiva il modellato. Pulitura con miscela di solventi (alcool etilico e ammonio carbonato al 10%) per rimuovere sostanze grasse sovrammesse individuate sulle dorature e sulle lesene in stucco lucido. Trattamento anti sale, eseguito sulle decorazioni monocrome (in particolare abside), sul dipinto centrale della navata (zona viso del Cristo), dipinto cappella del Sacro Cuore (soldato a terra) e parti inferiori di tre lesene dell'abside. L'operazione si è composta in due fasi; dopo l'asportazione a secco dei sali in superficie si è proceduto a bagnare il muro con acqua, al fine di sciogliere i sali solubili, quindi si è applicato sulla superficie un materiale altamente assorbente, quale polpa di cellulosa, mantenuta applicata per circa un ora, ove necessario si è ripetuto l'applicazione. Questo metodo è stato utilizzato nella zona del catino absidale dove i sali erano risultati in massima parte cloruri, sali altamente solubili in acqua, nelle altre zone ove i sali erano principalmente solfati, è stato adottato il metodo che utilizza l'idrossido di bario. Eseguite tutte le operazioni di asporto di materia e consolidamento si è passati alla fase di presentazione estetica, cosiddetta fase di aggiunta. Le superfici di colore omogeneo sono state riproposte matericamente e cromaticamente con velature ripetute di colore a calce ad imitazione della materia e della cromia originale, individuata precedentemente con i tasselli di ricerca.. Le decorazioni monocrome, una volta stuccate, sono state reintegrate , nelle piccole e medie lacune, con intervento di tratteggio con pigmenti naturali in acqua di calce, nelle mancanze più estese, con l'ausilio di mascherine e spolveri, si è ricomposta la decorazione a mimesi con l'utilizzo di colori a calce. I dipinti murali sono stati integrati a velatura ed acquerello sulle parti abrase o con cadute di pellicola pittorica, le stuccature sono integrate a tratteggio ad acquerello seguendo il verso della pennellata originale. Il modellato in stucco di elementi ripetitivi è stato ricostruito con calce e scagliola realizzati in calco di gomma siliconica. Contemporaneamente si è proceduto sia all'intonazione cromatica che al consolidamento superficiale eseguendo una leggera scialbatura con crema di calce opportunamente colorata, applicata a pennello. Le dorature, ove mancanti o lacunose sono state riproposte, a foglia similoro su base di bolo rosso, quindi invecchiate e protette con soluzione di gommalacca caricata con pigmenti (terra d'ombra naturale e terra di Siena bruciata). I finti marmi o stucchi lucidi sono stati integrati a velatura con colori a calce e successivamente trattati con cera liquida e passaggio di panno morbido.
 
 

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