Aziende che hanno partecipato al lavoro
 |
Analisi composizionale dei pigmenti, riconoscimento della loro natura, caratteristiche e stato di conservazione L'indagine visiva della superficie pittorica condotta sulla base delle conoscenze storico- artistiche esistenti (Albini-Cavalieri 1986; cfr.Sant'Ambrogio 1895) e delle tecniche artistiche ed esecutive , ha consentito di definire il quadro generale dello stato di conservazione ed i fenomeni diffusi di degrado, presenti in modo particolare in alcune aree cromatiche. Per la definizione di alcune caratteristiche materiche e di alcuni fenomeni di alterazione sono state eseguite indagini conoscitive dei pigmenti e degli intonaci . I referti, verificati in cantiere con il Prof. Achille Bonazzi, hanno fornito le informazioni necessarie per definire con maggiore precisione il quadro "diagnostico" e per impostare la metodologia di intervento. Sul rapporto indagini-restauro abbiamo trovato interessanti considerazioni nel saggio di Bellucci e altri (1989) e utili indicazioni sul campionamento e il prelievo per una corretta campagna analitica in quelli di Lalli-Lanterna (1992; 1993) apparsi in 'Kermes'. Qui presentiamo un breve commento alle indagini analitiche svolte, rinviando all'appendice per la documentazione completa (Appendice I). Campione 1 : azzurrite prelevato nella zona integra della superficie dipinta E' stata riscontrata una componente di sostanza organica irrilevante, che da la misura della scarsità di legante a base di colle animali oggi riscontrabile. Campione 2 : azzurrite prelevato nella zona degradata. Presenza di sostanze organiche con picchi di notevole intensità. La sostanza organica, la cui origine specifica non è nota, si suppone possa essere colla animale stesa in un periodo successivo alla ultimazione della decorazione. Dall'insieme dei dati a disposizione tale sostanza può essere indicata come la principale causa del degrado in atto. Campione 4: terra verde, riconosciuta come Glauconite, che con la Celadonite, costituisce l'insieme di silicati propri del pigmento (La fabbrica del colore 1986:p.271;cfr.Montagna 1993:p.134). La terra verde non è solubile in acqua, ma nelle specifiche condizioni di degrado (colore in oggetto in avanzato stato di decoesione) è soggetta a spolvero ed a dispersione in acqua. Campione 5: materiale di alterazione (pellicola biancastra) Presenza di sali solfati (sale solfato idrato di calcio) in notevole quantità, parzialmente idrosolubile e parzialmente asportabile. Campione 6: sostanze estranee alla decorazione (colatura scura). Materiale catramoso con presenza di ossidi di Ferro, riconducibile a pulviscolo depositato ed ossidato. Campione 7: bianco prelevato su una bordatura di finitura della decorazione. Presenza di calcite e biacca. L'utilizzo della calcite, che è precedente a quello del Bianco S. Giovanni, è in ogni caso certo nel Sec. XIV (La fabbrica del colore 1986: pp.10,15,30). L'impiego della biacca, aggiunta alla calcite, aumenta la forza coprente e la compattezza del carbonato di calcio. La calcite è presente in tutti i campioni come preparazione dell'intonaco prima della stesura dei pigmenti.
|