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Loggiato superiore del Castello di Pandino CR
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Aziende che hanno partecipato al lavoro
L'intervento conservativo sopra descritto condotto sotto la direzione e in pieno accordo con gli architetti Mario Avagnina e Giovanni Battista Sannazzaro è stato svolto adottando la pratica conservativa tendente a conservare il "testo" del manufatto, con tutti i segni del tempo incorporato in oltre cinque secoli di esistenza, durante i quali un lento, ma inesorabile logorio ne ha alterato la materia e l'aspetto. L'obiettivo era di asportare i prodotti di alterazione presenti ed eseguire quelle operazioni di consolidamento indispensabili per interrompere il processo di degrado prodotto da fenomeni di decoesione, polverizzazione, esfoliazione e di sollevamento della pellicola pittorica e di sollevamento, fessurazione, fratturazione del substrato pittorico. Per recuperare la lettura cromatica della superficie dipinta è stata accuratamente evitata qualsiasi forma di pulitura, che potesse in qualche modo alterare le caratteristiche materiche del manufatto. Se l' intervento di restauro non dovrebbe mai essere disgiunto dall' opera di manutenzione, a maggior ragione quest'ultima è necessaria nel caso in cui nel corso del restauro non siano utilizzati prodotti e tecniche non invasive e distruttive sia nella pulitura, che nel consolidamento. La continuità dell'opera di conservazione deve proseguire nel tempo, secondo un programma tendente a mantenere sotto controllo le superfici restaurate onde evitare che si riproducano gravi forme di alterazione. L'utilizzo di prodotti e materiali simili a quelli della superficie da conservare (come ad esempio idrossido di calcio), per produrre risultati efficaci richiede applicazioni controllate e periodiche programmate. L'intervento conservativo appena concluso senza un adeguato programma di manutenzione rischierebbe di essere vanificato nel breve volgere di qualche anno. Sulla base delle indicazioni e delle esperienze condotte negli ultimi decenni (Basile 1994:pp.85-156;Ibid 1995:p.61) consigliamo che nei prossimi anni le superfici restaurate siano controllate periodicamente (almeno una volta all'anno) per definire come e quando riproporre piccoli interventi manutentivi, relativamente poco costosi, ma assolutamente necessari per la conservazione di questi dipinti murali. Sulla possibilità, in certi casi, di svolgere un piano di manutenzione con piccoli accorgimenti e a basso costo si veda la vicenda relativa allo studio per la conservazione della Sfinge (Camuffo 1994:p.50). Nel corso di oltre cinque secoli queste pitture murali sono sopravvissute, seppur nelle forme e nei metodi conservativi per noi oggi discutibili, tuttavia sono sopravvissute. Com'è stato recentemente osservato 'nella forma della conservazione è racchiusa la dimensione sociale del tempo che la promuove'. (Scarrocchia, 1995: p.54).
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