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Lupanare e Terme Suburbane – Pompei NA
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Aziende che hanno partecipato al lavoro
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Le aree archeologiche si configurano come la testimonianza concreta delle complesse e molteplici civiltà che si sono avvicendate nel corso dei millenni in un dato territorio. Soggette a numerosi studi e analisi teoriche, a cui fanno riferimento da un lato sporadici interventi esemplari di conservazione, dall'altro scelte progettuali tese a reinterpretarne storia e funzioni, costituiscono un aspetto particolare del patrimonio costruito storico per la specificità degli elementi che le definiscono. Il rudere è un elemento costruito che giunge al mondo contemporaneo, modificato, mutilato, trasformato rispetto alla sua configurazione e funzione originaria. È ciò che rimane di antiche costruzioni a volte note a volte sconosciute la cui identificazione si presenta difficile e laboriosa. È altro da ciò che era in origine ed ha senso e valore nella sua conformazione attuale, nel suo essere documento d'archivio di storia materiale. Va salvaguardato e conservato nel suo contenuto culturale, nella sua consistenza materica: del rudere archeologico è importante conservare le pietre che lo costituiscono indipendentemente da ragioni legate alla sua fruizione. Secondo il punto di vista dello storico, che come si vedrà tende a coincidere con quello della storia degli scavi e delle ricerche archeologiche, indica che l'elemento antropico costituisce un'interferenza onnipresente e continua rispetto ad ogni fattore di vulnerabilità e ad ogni indicatore di rischio. Il reperto archeologico è anche espressione della visione costruttiva sottesa, visione ribaltata rispetto all'attuale operare dell'ingegneria strutturale che dalla valutazione dei carichi e delle sollecitazioni da assorbire elabora la struttura in funzione del progetto da realizzare. Si comprende, così, che nell'antico costruire la funzione strutturale in quanto funzione "portata" poteva avere in sé coefficienti di sicurezza ben più elevati di quelli strettamente necessari. Da quanto detto ne discende l'esigenza della massima inalterabilità del patrimonio archeologico, il cui inevitabile processo di consunzione, irreversibile, può solo essere rallentato da un corretto uso degli strumenti forniti dal progresso tecnologico. Si evidenzia quindi la centralità della storia materiale in tutti i suoi complessi aspetti, nel processo di conoscenza- documentazione-conservazione delle aree archeologiche, e ne consegue il ruolo che la scienza e le tecnologie sono chiamate a svolgere nel definire il come si conserva il passato.
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