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Pierre segnala
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L’antica città di Pompei costituisce l’esemplificazione per antonomasia di un articolato comprensorio archeologico. In essa possiamo riscontrare esemplificate tutte le problematiche esposte, e ritrovare un laboratorio dal quale è possibile trarre, e nel quale si evolvono e concretizzano, tutte le esperienze di restauro archeologico. Le strade, di larghezza variabile, hanno alti marciapiedi e sono pavimentati con blocchi irregolari di lava vesuviana; le case avevano talvolta un secondo piano, raramente un terzo; le funzioni rappresentative e padronali erano disposte a piano terra. Centro della città era il Foro, circondato da due portici sovrapposti, e intorno ad esso molti edifici pubblici, teatri, terme, caserme, palestre ed un grande anfiteatro, che danno ancor oggi il senso di una significativa concentrazione urbana dell’età romana. Su di essa si abbatté il flagello dell’eruzione vulcanica (79 d.C.) che, preceduta da terremoti, bradisismi ed emanazioni di gas venefici, determinò incendi, pioggia di cenere e lapilli che ne cancellarono l’esistenza. La città era strutturata nella sua storia materiale come il suo vulcano. I teneri tufi e la preziosa pozzolana ne costituiscono al tempo stesso l’area di sedime ed i materiali cui l’uomo ha fatto ricorso per le sue costruzioni. Si aggiungono poi mattoni, tegole in laterizi e marmi, questi ultimi quasi sempre impiegati in funzioni decorative. E’ solo verso la seconda metà del ‘700 che l’antica città torna alla luce attraverso scavi finalizzati al recupero delle opere d’arte. Successivamente nasce e si sviluppa l’interesse per le strutture architettoniche e iniziano lavori statici per il restauro di muri e volte, in modo da ripristinare il tessuto edilizio. I materiali e le tecniche costruttive erano in tutto omogenee a quelle antiche anche se non era maturata una scientifica concezione filologica per cui venivano utilizzati materiali antichi provenienti dagli scavi, realizzando talvolta considerevoli ripristini costruttivi. Nella seconda metà del secolo XIX la ricerca archeologica e i problemi conservativi compiono un significativo avanzamento in senso scientifico e moderno. Inizia infatti la concezione, interna agli Enti preposti alla tutela del patrimonio archeologico, di uno scavo stratigrafico e di una ricerca sistematica che espunga dall’archeologia l’atteggiamento antiquario, e contemporaneamente consenta al reperto archeologico di essere colto come documento storico. Si pone così l’attenzione allo studio dell’organismo costruttivo, dei materiali e delle tecniche edilizie, unitamente ad interventi minimi tali da conservare l’integrità materiale del reperto. Questa cultura del restauro prosegue fino alla prima metà del ‘900 attenuandosi via via con l’introduzione dei nuovi materiali. Infatti nella prima metà del nostro secolo si svolge una rivoluzione mai verificatasi nella pur lunga storia dell’umanità: cambia totalmente la concezione del costruire, si diffondono i nuovi materiali da costruzione; l’ingegneria strutturale assume un suo ruolo imperativo ed autonomo che cambia definitivamente il rapporto con il passato. Tale rivoluzione non manca di far sentire la propria influenza anche nella conservazione dei siti archeologici, ed a Pompei si realizzano diversi interventi in calcestruzzo armato che si diffondono specialmente nell’opera di ripristino delle costruzioni danneggiate dagli eventi bellici. Infine la conservazione dell’antica città ha subìto un rilevante impatto di interventi strutturali dopo il sisma del 1980, quando viene classificata zona sismica sia pure di limitata intensità. Sono state allora eseguite cementificazioni diffuse e cuciture armate, snaturando definitivamente l’antica concezione costruttiva, e ciò che è più grave, non in base ad un progetto strutturale razionale e coerente, ma solo in base a nuove tecniche di intervento diffuse dalla pratica del cantiere edile, in una rozza commistione di materiali. Molti segni fanno anche qui sperare in una “misura ritrovata”, che guardi con grande attenzione agli interventi del passato ed ai suggerimenti di un’innovazione tecnologica mirata al rispetto del documento materiale e non al suo stravolgimento.
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