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FASI DELLE LAVORAZIONI EFFETTUATE
Il Lupanare è un piccolo edificio ubicato all’incrocio di due strade secondarie; esso è costituito da un piano terra ed un primo piano collegati da una stretta rampa di scale. Era destinato, al piano terra, alla frequentazione degli schiavi o delle classi più modeste e ciò si risente nella povertà della costruzione anche se il poco spazio è organizzato con grande razionalità. Il piano terra presenta due ingressi, un corridoio di disimpegno e cinque stanzette con letto e capezzale in muratura, chiuse da porte in legno; sul fondo è ubicato un gabinetto. Al piano superiore si accede da un ingresso indipendente e attraverso una scala che termina su un balcone pensile si accede alle diverse stanze. Queste, più ampie e con maggior decoro erano riservate ad una clientela di rango più elevato. Per la rappresentazione grafica si rimanda al rilievo archeologico, mentre nel seguito, pur nello spirito di interdisciplinarietà che caratterizza il progetto, si farà specifico riferimento agli aspetti costruttivi. Anamnesi Il Lupanare è stato oggetto di un importante restauro a cura di Antonio Sogliano nel primo decennio del secolo XX. Tale restauro è documentato in tre relazioni al Ministero della Pubblica Istruzione sui lavori eseguiti a Pompei con inizio nel 1906 e termine nel 1908. Nella prima relazione si riferisce di rappezzi-rifacimenti di parti mancanti dell’ intonaco per mantenere quello antico, nonché dell’eliminazione di vegetazione parassitaria e di muschi e licheni. Negli anni successivi si procede invece ad un restauro sistematico. In particolare nel primo anno Sogliano ricostruì le travi del primo solaio delle stesse dimensioni e disponendole secondo l’antica orditura guidato dai buchi lasciati nei muri. Così fu possibile ricostruire lo sbalzo del balcone pensile. Successivamente Sogliano restaurò il piano superiore seguendo con accuratezza le tracce lasciate dalla costruzione antica. Vengono inoltre indicati i criteri che suggerirono la ricostruzione del balcone, del parapetto e della sovrastante copertura. Sono però segnalate alcune particolarità che hanno suggerito che la ricostruzione operata può lasciare qualche dubbio, più tardi espressi dallo Spinazzola. Al termine di questo intervento il Lupanare è completamente restaurato e fruibile e così rimarrà nei decennidecenni successivi. Tra il 1930 e il 1933 vengono segnalate riparazioni murarie, e nel 1943 modesti interventi di manutenzione; solo nel 1949 iniziano “lavori di restauro per cause belliche e manutenzione normale”. Questo intervento inizia a gennaio 1949 e si conclude nel maggio dell’anno successivo. Presumibilmente oltre al degrado intercorso nei quaranta anni dal restauro di Sogliano, si erano verificati notevoli danni bellici come indicherebbero le opere di puntellatura eseguite nei primi mesi del 1949. I lavori eseguiti, pur non modificando l’assetto della costruzione definito da Antonio Sogliano, furono di grande impegno proprio sul piano costruttivo, consolidando massicciamente anche con il diffuso impiego di iniezioni di cemento e protesi in cemento armato l’intero complesso. La successione e l’entità delle operazioni sono diffusamente descritte nei documenti allegati, anche se spesso non è possibile individuare la loro puntuale ubicazione. Un particolare di rilievo è la messa in opera di un sistema diffuso di catene, già in parte presente nell’intervento di Sogliano, che fascia l’intero edificio. L’integrazione di questo intervento, progettato dal Sogliano per far fronte ad eventuali squotimenti dell’edificio, può essere stata suggerita sia dal recente ricordo dei bombardamenti aerei sia dall’ancora emozionante ricordo dell’ultima eruzione del Vesuvio del 1944. Lo stato dei luoghi Di regola i lupanari pompeiani non erano costituiti da edifici indipendenti, ma venivano aggregati ad altre funzioni, come già si è visto per le Terme Suburbane. Il Lupanare costituisce quindi nell’edilizia pompeiana una singolarità; esso si presenta come un edificio a due piani con accessi indipendenti, di superficie limitata ed accessi quasi angusti. Lo spazio interno, diviso in piccoli locali è concepito in modo da consentire un disimpegno molto limitato, e ciò è del resto pienamente funzionale alle esigenze del complesso. Nato quindi come un edificio ubicato in posizione defilata rispetto alle vie principali e soggetto ad una fruizione contenuta e pressoché individuale, esso è oggi sottoposto all’afflusso quotidiano di migliaia di visitatori che si intasano negli angusti locali del piano terra, mentre la fruizione del piano superiore è consentita solo agli studiosi. È questa la causa di maggior degrado dell’edificio ed è in questa direzione che è indispensabile intervenire sia con un accurato restauro delle superfici, sia mettendo in essere semplici ma efficaci difese per la loro protezione, sia infine regolarizzando l’afflusso dei visitatori. Di contro la situazione statica della costruzione si presenta nella sua globalità, di tutta tranquillità, mentre non mancano una serie di situazioni locali sulle quali, anche in vista di un radicale intervento sulla parte decorativa, è necessario intervenire. Sul piano geotecnico può affermarsi che, nonostante l’estremo degrado di alcune zone retrostanti l’edificio infestate da una fitta vegetazione e prive di un razionale allontanamento delle acque meteoriche, non si evidenziano segni di cedimenti in fondazione. Ciò è dovuto, come sempre a Pompei alla saldezza degli strati sottostanti ed alla loro eccezionale capacità di smaltimento delle acque. Sul piano costruttivo generale il massiccio intervento di consolidamento del 1949-50, mentre da un lato si presenta ancora globalmente efficace, dall’altro ha modificato in maniera radicale ed irreversibile sia il tessuto costruttivo antico sia quello integrativo messo in opera da Sogliano nel primo decennio del secolo scorso con materiali e tecniche in tutto conformi al costruito antico. La citata cerchiatura dell’edificio lo protegge dalle azioni sismiche come è già avvenuto nei sismi dell’80- 81. Con riferimento alla situazione statica di dettaglio e agli aspetti di degradi dei materiali si osserva quanto segue. Solaio di copertura È necessario ripristinare a perfetta regola d’arte il sistema di raccolta delle acque; in particolare è urgente il ripristino di una pluviale crollata, la cui assenza indice grande umidità in un angolo del fabbricato. Il manto di copertura è in condizioni precarie ed è opportuno prevederne il rifacimento, unitamente ad opere di miglioramento del solaio stesso. Questo è costituito da travi in ferro con interposto un getto di ‘cretonato’. Le travi sono direttamente appoggiate sulla muratura e spesso bloccate da piccole piastre inserite di forza. Il ferro in vista è molto ossidato. Un intervento di manutenzione straordinaria è necessario anche per la struttura di copertura del balcone pensile realizzata con travi di legno e tegole. Solaio a copertura del piano terra Il solaio presenta travi in legno ed un’intelaiatura in travi di ferro la cui disposizione è riportata nei grafici di rilievo. Esso, non soggetto alle azioni meteoriche e sottoposto ad una fruizione molto limitata, si presenta in condizioni migliori a meno di una situazione locale riguardante la trave in ferro inserita nel muro che affianca la rampa di scala. Esso comunque necessita di un intervento sulle travi in legno esistenti in generale da restaurare, talvolta da reintegrare o addirittura da sostituire. Solaio a sbalzo del balcone Già il Sogliano mise in evidenza la scarsa regolarità di questa struttura a sbalzo, ed egli ciò nonostante, e giustamente, ne rifece per quanto possibile, un ricostruzione filologica sulla base dei dati di scavo. Anche nel 1950 questa scelta è stata mantenuta, ed ancora in tal modo intende operare il gruppo di progettazione pur riconoscendo la grossolanità dell’intervento strutturale messo in atto. D’altro canto ciò appare in piena sintonia con la qualità dell’edificio originario per cui ogni razionalizzazione o ‘abbellimento’ tradirebbero il messaggio dell’antica struttura edilizia. Sistema di incatenamento Il singolare sistema di catene che circonda ed imbriglia l’edificio denuncia nella sua consistenza materiale, così come nei dettagli costruttivi una grande povertà di risorse tecniche. Le catene si presentano notevolmente ossidate e, in alcune zone, allentate. La disposizione delle catene è illustrata nei grafici di rilievo ai quali comunque si rimanda per la lettura di tutto l’edificio. Muratura del primo piano Al primo piano esiste un quadro fessurativo abbastanza diffuso anche se di modesta entità. Esso è ben documentato nelle sezioni di rilievo. È probabile che tale quadro fessurativo sia dovuto agli effetti sismici degli anni ’80. In generale le lesioni non tagliano gli elementi lapidei, cosa che avviene in un numero limitato di casi. Muratura del piano terra Sono in condizioni generalmente migliori rispetto al livello superiore. Nel 1950 tutte le murature furono diffusamente consolidate con iniezioni di cemento. Il restauro statico Si è già detto dell’unicità dell’edificio Lupanare, della ricostruzione per quanto possibile filologica fatta da Antonio Sogliano, ed ancora del massiccio intervento conclusosi nel 1950 che, pur non alterando la configurazione edilizia del complesso, è intervenuto pesantemente ed in maniera irreversibile sul tessuto costruttivo antico e premoderno. Tenuto conto di ciò, ritenendo ormai storicizzati sia l’intervento di Antonio Sogliano sia quelli molti più sommariamente eseguiti a fine anni ’40 si è scelto di progettare gli interventi in modo da non modificarne l’assetto statico e l’aspetto generale che oggi presenta l’edificio. In effetti sul piano costruttivo, in piena sintonia con le più recenti strategie di restauro archeologico, si è deciso di operare nello spirito del miglioramento così come previsto, anche in zone sismiche, dal regolamento di attuazione per i beni culturali della legge Merloni. Solaio di copertura Rimozione del manto di copertura e del sottostante massetto fino a raggiungere le piattabande superiori delle travi metalliche e loro trattamento antiruggine. Disposizione di una rete elettrosaldata f 8 10x10 cm saldata alle travi metalliche esistenti. Bloccaggio della rete ai muri d’ambito; rifacimento del massetto con calcestruzzo alleggerito, facendo attenzione ad una efficace disposizione delle pendenze, e rifacimento del manto impermeabile. Ristrutturazione del sistema di smaltimento delle acque con ripristino delle pluviali e loro immissione in idonei pozzetti per il rapido allontanamento delle acque. All’intradosso, rimozione dell’ intonaco ancora esistente, trattamento antiruggine delle ali inferiori delle travi metalliche , verifiche e/o sostituizione delle zeppe agli appoggi delle travi; messa in opera su tutta la superficie di una leggera rete metallica zincata, fissata al solaio e rifacimento dell’intonaco. Con riferimento alla copertura del balcone pensile è necessaria la revisione totale mediante smontaggio delle tegole, sostituzione dei travicelli deteriorati e delle tegole lesionate e successivo rimontaggio delle stesse con risarciture di malta idraulica. Solaio a copertura del piano terra Consolidamento delle travi in ferro perimetrali di cerchiatura mediante: spicconatura del rivestimento costituito da frammenti di laterizio e malta; verifica delle condizione delle travi e sostituzione delle parti deteriorate con piatti o profilati da saldare alle parti originarie ancora in buono stato; trattamento antiruggine di tutte le parti raggiungibile e ripristino del rivestimento. Sostituzione delle travi in legno deteriorate, verifica, adeguamento ed eventuale sostituzione dei profilati metallici esistenti. Solaio a sbalzo del balcone Viene conservata la struttura nella sua configurazione attuale. Si provvederà alla rimozione delle parti deteriorate, sia del massetto superiore, sia dei sottostanti travetti; rifacimento degli stessi elementi con gli stessi materiali. Spicconatura dei rivestimenti delle travi metalliche esistenti ed in particolare di quella di bordo che sarà adeguatamente ripulita e trattata con antiruggine. Per tutte le travi sarà necessario ripristinare i rivestimenti così come previsto nella relazione di restauro. Sistema di incatenamento Si procederà alla spazzolatura e pulitura di tutte le parti accessibili del sistema di catene, provvedendo altresì a ripristinare i sistemi di serraggio. Si procederà alla messa in tensione del sistema mediante l’inserimento di cunei metallici o murari a seconda dei casi. Ove necessario si provvederà al ripristino ed eventualmente al completamento della cerchiatura. Muratura del primo piano Ripresa delle lesioni con malta e scaglie di mattoni laterizi sagomate a cuneo e ribattute di forza nelle lesioni. Nel caso di rottura di conci lapidei è opportuna la ritessitura della partita muraria interessata con scuci e cuci in mattoni laterizi che evidenziano l’intervento. Muratura del piano terra In generale non necessitano di particolari interventi ma sarà risarcita localmente qualche modesta lesione. Anche la rampa di scale è in buone condizioni. L’unico intervento particolare riguarda la trave in ferro inserita nel muro che affianca la scala, per la quale è necessario spicconare il rivestimento, rafforzare le parti metalliche molto ammalorate con piatti e profilati saldati, eseguire un idoneo trattamento antiruggine e ripristinare il rivestimento. Alle operazioni di carattere strutturale descritte seguirà ovviamente il restauro architettonico e conservativo propriamente detto. Materiali e tecniche di intervento La storia costruttiva dell’edificio è testimoniata dalla varietà di materiali e tecniche che in esso si sovrappongono. Certamente la parte del piano terra fino all’intradosso del primo solaio di calpestio conserva i materiali e l’organizzazione costruttiva antica. La ricostruzione di Sogliano ha usato sostanzialmente materiali tradizionali, mentre l’intervento di ripristino costruttivo fatto tra il 1949 ed il 1950 ha messo in opera materiale moderno di varia provenienza, in particolare elementi metallici per gli orizzontamenti ed il sistema di catene, iniezioni di cemento e stipiti in cemento armato per le murature. Questo piccolo edificio si presenta quindi oggi come emblematico della tormentata storia del restauro costruttivo nell’antica Pompei. A noi, chiamati a salvaguardarne la integrità statica, non rimane che utilizzare di volta in volta i materiali già in opera, evidenziando il nuovo intervento che, stante la natura dei luoghi, non potrà che essere condotto con tecniche artigianali in tutto simili a quelle premoderne. Manutenzione e relativi cicli di attuazione Come si è già detto l’edificio è sottoposto nei locali a piano terra ad una fruizione logorante che sarà necessario limitare. Comunque la fruizione incide in maniera rilevante sulla conservazione degli apparati decorativi che necessiteranno quindi di un monitoraggio ed una manutenzione particolare. Al contrario la manutenzione degli elementi costruttivi sarà certamente più limitata e distanziata nel tempo. Ciò è valido in assenza di eventi eccezionali quali quelli sismici che richiedono ovviamente l’istantanea verifica dei danni eventualmente subiti. In condizioni di normalità sarà opportuna almeno una verifica annuale del sistema di smaltimento delle acque e la pulizia del solaio di copertura. Con cadenza decennale sarà opportuno il rifacimento del manto impermeabile. Con cadenza semestrale sarà opportuno ispezionare lo stato dei luoghi al primo piano e procedere ad una adeguata pulizia. Al piano terra la presenza quotidiana dei custodi comporta il controllo continuo dei luoghi e quindi la naturale segnalazione di ogni inizio di degrado. Con il trascorrere degli anni si potranno verificare modesti assestamenti che potranno dare luogo a piccole lesioni nelle murature, e a limitate forme di degrado delle strutture orizzontali e del sistema di incatenamento. Per tali fenomeni possono prevedersi interventi localizzati di manutenzione con cadenza quinquennale. Documentazione relativa all’anamnesi eseguita per il Lupanare Oltre a ricerche presso biblioteche specializzate quale quella della Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta, sono state condotte ricerche presso l’Archivio della Direzione degli Scavi della Soprintendenza Archeologica di Pompei. I documenti rinvenuti sono consegnati in allegato; essi hanno consentito di ricostruire quanto avvenuto per il Lupanare dalla fina dell’ottocento ai giorni nostri. Poiché dalle miscellanee consultate si è riusciti ad individuare compiutamente l’intervento di restauro ricostruttivo progettato e realizzato da Antonio Sogliano tra il 1906 ed il 1908, intervento che ha definito la configurazione attuale dell’edificio, non si è ritenuto utile, ai fini del presente progetto di conservazione, approfondire l’indagine alla ricerca dei dati di scavo.
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