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Progetto di restauro - Restauri e riparazioni
Lupanare e Terme Suburbane – Pompei NA
Aziende che hanno partecipato al lavoro


FASI DELLE LAVORAZIONI EFFETTUATE


Lupanare, muratura a piano terra, esterno, vicino al civico 20. Muratura in cui i giunti appaiono vuoti per la polverizzazione Lupanare, muratura a piano terra, esterno, zona d’angolo in alto. Questa parte di muratura presenta giunti molto larghi, con malta sovrapposta alle pietre, e colorata in pasta di giallo arancio. Lupanare, muratura a piano terra, esterno, zona d’angolo in basso. In questa parte la muratura presenta giunti con colorazione grigia dovuta probabilmente alla presenza di cemento.
Lupanare, ambiente 0.1 a. La condizione del pavimento in battuto più volte rifatto. Lupanare, muratura a piano terra, esterno, il foro di uscita dell’acqua piovana: il paramento è profondamente eroso con infestazione biologica. Lupanare, piano terra, infissi. La porta principale con la grata
Lupanare, piano terra, infissi. La piccola finestra dell’ambiente 0.8 con grate di due tipi sovrapposte.


Le ricerche d’archivio effettuate da D’Agostino hanno chiarito i tempi e le modalità degli interventi principali di restauro che hanno prodotto quel Lupanare che noi oggi vediamo e conosciamo. I vari lavori effettuati hanno rispettato e conservato questi caratteri originari, aggiungendo però qualche ingrediente “moderno” che può essere rapportato alle vicende della teoria e della pratica del restauro archeologico.
Uno di questi è certamente il sistema di consolidamento evidenziato nel rilievo e descritto da D’Agostino con le “putrelle” in ferro all’altezza del solaio intermedio e con le catene disposte all’altezza di m. 1.70 – 1.80 al disopra dello stesso solaio. Le prime sono state in parte nascoste in tagli effettuati lungo le pareti ed in parte nei travetti di sostegno del balcone pensile; nel secondo caso esse dovevano apparire della dimensione e con la distribuzione degli elementi lignei scomparsi (ma di cui si erano trovate tracce costituite dai fori di inserimento nella muratura).
Nel giornale dei lavori dell’agosto 1949 è annotata la “muratura cementizia debitamente mascherata sul tipo originario”, e nel gennaio 1950 si elenca la “mimetizzazione delle fiancate delle putrelle”. La tendenza alla simulazione sembra però fermarsi prima di giungere alle estreme conseguenze: infatti gli elementi che dovevano ricordare il legno non furono dipinti con venature e colori specifici delle essenze naturali, ma si preferì una colorazione “neutra” e tenue nellegamme del giallo-grigio. Le catene invece furono lasciate in gran parte a vista, anche laddove si sovrapponevano ad intonaci dipinti, comprese le vistose piastre e dadi di bloccaggio. Si tratta evidentemente di due diversi modi di procedere e che nel tempo hanno anche prodotto conseguenze differenti: infatti le travi, che sembravano più protette dal rivestimento di malta, sono oggi molto rovinate, mentre le catene lasciate a vista sono solo lievemente ossidate.
Altra scelta del restauro è stata quella di ricostruire anche la copertura del balcone pensile (giugno 1950) ma seguendo la regola abbastanza nota, e diffusa ancora oggi, per cui le coperture erano ammissibili se destinate a proteggere le decorazioni parietali. Secondo questo criterio, sul lato sud del balcone fu interrotta la ricostruzione per un tratto di m. 6.50 ca. dove mancava l’intonaco dipinto sulla parete interna, ma segnando le posizioni di tre finestre ricostruite fino a metà dell’altezza. Più decisa appare la scelta all’interno di accentuare l’aspetto rustico lasciando a vista le travi in legno nel soffitto del piano terra: queste sono costituite da tronchi grossolanamente scortecciati con interassi di cm. 40-50, quindi al di sotto della media abituale nell’edilizia napoletana che è di cm. 80-90, e con la superficie d’intradosso del solaio rivestita d’intonaco chiaro mentre abitualmente nell’edilizia si lasciavano le “chiancarelle” a vista ottenendo quindi una superficie più irregolare e di colorazione simile a quella delle travi. Si potrebbe concludere che si sia voluto ottenere un “rustico moderato” ma probabilmente la risposta più giusta sta nella tecnica costruttiva dei solai realizzati nel restauro del dopoguerra che sembrano essere piuttosto ottenuti con getti di calcestruzzo armato di notevole spessore mediocm. 25-30 , rispetto alle luci da coprire. Per cui le travi in legno suddette sono quelle del restauro Sogliano (1905-6) che erano coperte dalla “soffitta moderna a rete e tela” che viene “disarmata” nell’ottobre 1950 (punto 2 di pag. 258), e non svolgono più una funzione portante. Per avere maggiori certezze su tale argomento saranno molto importanti i saggi che si potranno effettuare a cantiere aperto. L’aspetto rustico del soffitto del piano terra non venne ricercato al piano superiore dove il soffitto è piano e semplicemente intonacato.
L’impianto di smaltimento delle acque piovane è molto semplice: il solaio di copertura è impermeabilizzato con guaina prefabbricata a base bituminosa ed ha un pendenza unica che convoglia la pioggia nell’angolo sul lato ovest più vicino al vicolo del balcone pensile. Qui una pluviale in lamiera di ferro zincato, fissata alla parete esterna del Lupanare ma nell’angolo interno della casa adiacente, portava la pioggia alla quota del calpestio interno della casa stessa, che è più alto del marciapiedi del vicolo. Da questo piano la pioggia defluiva all’esterno attraverso un foro nel muro ed un pezzo di tegola che ne facilitava lo scorrimento. Da tempo la pluviale suddetta è andata distrutta e molta vegetazione spontanea è cresciuta nell’angolo in questione; la pioggia non più incanalata si è infiltrata anche all’interno dell’edificio danneggiando l’intonaco ai due piani, la trave in legno aderente alla parete stessa dell’ambiente 0.5 che si è completamente marcita e la testata della trave in legno che sorregge la paretina dell’ambiente 1.2, e che è stata puntellata per timore di cedimenti.
Anche sulla parete esterna della casa, al di sotto del foro d’uscita della pioggia la muratura appare molto rovinata ecoperta di muschio. Un altro elemento dell’interno del piano terra che merita qualche commento è il pavimento che appare come un massetto di cemento grigio, in molti punti già riparato con materiale analogo, e che oggi presenta lacune soprattutto in corrispondenza di alcune delle porte e davanti ad alcuni dei letti in muratura. Tali lacune sono state evidenziate nella nuova pianta redatta nell’ambito di questo intervento integrato. Non è stato possibile invece accertare l’esistenza di qualche testimonianza del pavimento originario, per cui anche in questo caso saranno decisivi gli accertamenti fattibili appena il Lupanare sarà chiuso al pubblico per l’inizio dei lavori.
La situazione attuale è ovviamente antiestetica e può anche favorire, con la complicità della scarsa illuminazione, qualche lieve danno alle caviglie dei visitatori più disattenti. Una realtà analoga a quella del pavimento ora descritto è quella delle pareti esterne a piano terra. Queste sono state oggetto di interventi numerosi per cui oggi è molto difficile riconoscere qualche porzione di muratura originaria.
Si notano invece differenze tra vari settori in cui sono differenti i giunti tra i conci murari sia per composizione, e quindi per il conseguente colore, e sia pure per la quantità di malta che in alcune parti tende a coprire i conci stessi.
Altro argomento “architettonico” è costituito dagli infissi che si trovano al piano terreno e cioè le tre porte e le grate che si trovano alle finestre. Le porte sono in profilati e lamiere di ferro con un settore in alto lasciato a grata con l’impiego di un tipo di rete molto usata in recinzioni. Sono di disegno abbastanza sobrio, verniciate in grigio scuro, e sono state realizzate seguendo uno stesso schema geometrico. Per le grate delle finestre la situazione è diversa con almeno due tipi di soluzioni: uno più semplice ed antico con telai in legno e sbarre verticali in tondo di ferro, ed un altro con telai in profilato di ferro e pannelli di rete da recinzione dello stesso tipo impiegato nelle porte. In due casi troviamo le due grate sovrapposte, nella finestra soprastante la porta principale c’è solo quella del primo tipo, alcune finestre piccole non hanno nulla, mentre quella piccolissima della latrina ha una grata del secondo tipo. Per di più su alcune finestre si vedono telaietti di legno su cui erano tese delle reti metalliche a maglia molto stretta che oggi sono quasi completamente scomparse. Nel complesso c’è quindi una grande confusione e non è nemmeno molto chiaro quale sia l’esigenza che ha suggerito tipologie di grate così diverse tra loro. Infine si vuole dare qualche informazione sull’impianto elettrico esistente e sul sistema di illuminazione. Il tutto è molto elementare e primitivo con una sola presa ed un solo interruttore nell’ambiente 0.8, e due soli portalampade fissati alle travi del soffitto dell’ambiente 0.1a.
 
 

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