Aziende che hanno partecipato al lavoro
FASI DELLE LAVORAZIONI EFFETTUATE
E' stata eseguita l’analisi dei problemi conservativi delle superfici dipinte del complesso in oggetto, relativamente alla storia conservativa pregressa, alle tecniche di esecuzione ed ai materiali costitutivi, ai fattori di deterioramento che attualmente sono attivi. Tale studio è stato eseguito attraverso la lettura delle superfici in situ e con analisi chimico-fisiche per la caratterizzazione dei materiali costitutivi. Sulla scorta delle informazioni ricavate nella fase conoscitiva dello studio, è stato elaborato il progetto di intervento conservativo contenente le specifiche tecniche delle operazioni da eseguire e la relativa analisi tecnico- economica. Questo studio è stato condotto in stretta correlazione con le altre attività di ricerca e rilevamento, al fine di ottenere un quadro completo rispondente alle finalità della iniziativa. Nello studio è stato adottato il criterio di identificazione degli ambienti proposto dall’Arch. Ruggero Morichi in seno al Rilievo Archeologico realizzato all’interno del Progetto Attice. Tale criterio prevede l’utilizzo di un codice binario nel quale il primo numero indica il piano, il secondo indica il singolo ambiente (es. 0.1 atrio, piano terra). Precedentemente, nel capitolo dedicato al Lupanare nella serie di volumi dedicata a Pompei dalla Enciclopedia Treccani, era stato utilizzato un criterio che prevedeva una serie progressiva di lettere che a partire dagli ambienti del piano terreno costituiva una identificazione univoca. I quaderni storici nei quali sono stati riportati, oltre ad informazioni di natura archeologica, tipiche dei giornali di scavo, anche tutte le operazioni di restauro e manutenzione continua a cui sono stati sottoposti gli edifici e le strutture monumentali di Pompei, costituiscono una documentazione unica e di fondamentale importanza per la ricostruzione delle vicende conservative. La serie dei volumi disponibile nella copia dattiloscritta presso la Direzione degli Scavi di Pompei si interrompe con l’anno 1950. Nel caso del Lupanare poche sono le notizie riferibili ad interventi sulle superfici dipinte. Al contrario molte informazioni riguardano operazioni di consolidamento strutturale e interventi sulle murature (si veda a tale proposito la ricostruzione delle vicende conservative dell’edificio nello studio del Prof. D’Agostino). Nel mese di giugno del 1943 si ha traccia di un verbale dell’Officina stuccatori riferita ad opere compiute nelle case della Regio VII: (pag. 123): assicurazione dei dipinti rifacendo solini di malta agli orli degli intonaci e assicurazione di pareti mediante iniezioni di cemento a ridosso dello stucco. Nel gennaio 1948 (pag. 23) si riporta la notizia di un intervento di spalmatura con cera di 6 metri quadrati dei dipinti murali del Lupanare. Nel marzo 1950 (pag. 39) Giornale dei lavori di conservazione dei dipinti murali. Lavorato nella casa del Lupanare, bruscato e lavato il calcinaccio dalle pareti mq. 150, pulizia ai pavimenti, spolverate le pareti e tolto il salnitro per le case. Da tali scarse informazioni non si ricavano notizie sugli eventuali trattamenti che potrebbero aver subito i quadri decorati con le scene erotiche posti lungo le pareti dell’atrio al piano terreno. Stato di conservazione e fruizione turistica Lo studio dello stato di conservazione deve necessariamente porre in evidenza, prima della analisi dettagliata dello stato delle pitture e degli intonaci del piano terra, quello che appare immediatamente essere la maggiore causa di deterioramento: la pressione antropica a cui è sottoposto l’atrio in massima parte e in misura minore le celle. Il Lupanare VII, 12,18-20, situato al centro della Regio VII, in parte chiusa alla fruizione turistica, rappresenta una delle mete più frequentate dal flusso turistico che caratterizza Pompei. Lo spazio angusto dell’ambiente centrale a piano terreno da cui si affacciano le celle, viene percorso a partire dalla porta di ingresso situata sulla fronte principale (lato Est) sul vicolo del Lupanare con uscita dalla porta laterale (lato Sud) posta sul vicolo del Balcone Pensile. Una parte minore dei visitatori entra nelle celle poste sui lati Sud e Nord e percorre il tratto angusto ad Ovest che porta alla latrina. Il flusso dei visitatori dovrebbe essere limitato a gruppi composti da unità, ma in pratica la forte presenza di gruppi numerosi condotti da guide, provoca un aumento considerevole della presenza turistica fino a 20-30 unità contemporaneamente. Valutazioni preliminari circa la situazione conservativa generale delle superfici dipinte e intonacate. L’esame diretto delle superfici di intonaco e delle pitture murali al piano terra e al primo piano del Lupanare hanno reso evidenti due principali problematiche di tipo conservativo: - forte incidenza delle cause di tipo antropico a carico dell’atrio del piano terra - fenomeni di deterioramento collegati con la cattiva funzionalità della copertura in alcuni degli ambienti del primo piano - evidente disturbo causato dalla disomogeneità delle estese risarciture delle lacune e delle stuccature, presenti in modo generalizzato in tutti gli ambienti del complesso. Pertanto si è proceduto ad effettuare analisi chimico- fisiche su campioni attraverso un piano diagnostico. Indagini diagnostiche Le indagini sui campioni sono state eseguite presso il laboratorio C.S.G. Palladio s.r.l. di Vicenza. Le indagini diagnostiche mineralogiche e chimiche erano finalizzate alla caratterizzazione di: - malte - pigmenti - materiali organici collegati ad interventi conservativi precedenti e a danni antropici recenti e in corso. Sono state eseguite prove mineralogico-petrografiche, microstratigrafie e determinazioni delle sostanze organiche e inorganiche presenti. La localizzazione dei prelievi è indicata nelle tavole III e IV. I prelievi eseguiti erano finalizzati alla caratterizzazione dei diversi tipi di malte per identificarne la funzione: a) materiali di restauro, b) materiali di cui si ipotizza un uso non recente, ma sempre collegato a interventi di restauro, c) materiali costruttivi originali. Le malte antiche sembrano essere caratterizzate macroscopicamente da inclusi molto arrotondati di cocciopesto o lapillo rosso, e in qualche caso grigio), di dimensioni piccole e omogenee. Allo scopo di confrontare i diversi materiali oggi visibili sulle pareti, sono state individuate alcune tipologie: - malte di sigillatura delle catene, relative quindi al momento del consolidamento strutturale (malte di tipo a); - malte che sigillano gli inclusi in pietra all’interno delle tamponature delle porte che consentivano il passaggio fra un ambiente e l’altro (malte di tipo b); - malte di sigillatura dei margini dei frammenti di intonaci dipinti (malte di tipo a); - malte di stilatura dei blocchi che si trovano sotto gli intonaci dipinti (malte di tipo c); - intonaci dipinti (malte di tipo c); - intonaci di finitura, senza colore (malte di tipo c). Nel caso dei prelievi 9, 10 e 11 eseguiti al piano terra, si doveva verificare: - la tecnica pittorica - la presenza di materia organica da riferirsi a vecchi trattamenti di manutenzione eseguiti con cera e/o a depositi antropici da contatto.
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