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Riferimenti storici - Vicenda costruttiva
Monumento ad Emanuele Filiberto – Torino
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FASI DELLE LAVORAZIONI EFFETTUATE

Monumento ad Emanuele Filiberto duca d’Aosta Monumento ad Emanuele Filiberto duca d’Aosta Monumento ad Emanuele Filiberto duca d’Aosta
Particolare del monumento Particolare del monumento prima del restauro


Dall'articolo apparso sulla rivista: Torino – rassegna Mensile della Città, "Il concorso di primo grado per il monumento a S.A.R. Emanuele Filiberto duca d'Aosta a Torino", A.Righetti, Numero XII, anno XII Dicembre 1933–XII

Il 19 maggio 1932 il Ministro della guerra Gazzera dava al Senato del Regno l'annuncio della decisione dell'esercito e della città di erigere a Torino un monumento a S.A.R. Emanuele Filiberto di Savoia, Duca d'Aosta, deceduto il 4 luglio 1931.
Con il conforto del capo dello stato, il Comitato a Roma, composto dal Maresciallo d'Italia S.E. Cavaliere Gaetano Giardino, presidente e rappresentante dell’esercito, Ing.Ugo Sartirana, podestà di Torino prof.Antonio Maraini, deputato al parlamento, commissario nazionale per il Sindacato Belle Arti, dopo comunque l’esito negativo del concorso a doppio grado , il 9 luglio deliberava vincitore il progetto dello scultore Eugenio Baroni con l'ordine dell'inaugurazione per il 4 luglio 1937, a un costo di lire 1.500.000 da sostenersi per metà dallo stato e per metà dalla città.
Baroni riuscì ancora a realizzare il bozzetto del monumento prima di morire. Dopo la sua morte il progetto fu affidato allo scultore romano Publio Morbiducci, ritenuto anche dallo stesso Baroni il più adatto ad interpretare il pensiero e la tecnica di Baroni. Morbiducci aveva partecipato al concorso con esito negativo.
Il Comitato prendeva atto delle circostanze e il 2 luglio 1935 decideva la prosecuzione dell'impresa. Gli eredi Baroni affidarono la fusione delle statue alla fonderia Primo Capecchi di Pistoia, che in conseguenza impiantava un nuovo laboratorio a Torino (in corso Napoli 48)
Così, l'11 ottobre 1935, il Comitato poteva esaminare il bozzetto in gesso naturale, approvare il passaggio alla fusione e poteva prendere visione del progetto per il collocamento del monumento in piazza Vittorio Veneto, studiato da Morbiducci col concorso del servizio tecnico municipale.
La predisposizione dell'insieme del complesso monumentale e della posizione prometteva una degna cornice ai grandi raduni ed anche una sistemazione della piazza.
Allegato a questo progetto si pensava anche ai rifacimenti dei murazzi del Po fino all'allargamento al triplo del ponte Vittorio Emanuele che, nelle nuove dimensioni avrebbe dovuto costituire come la continuazione verso la Gran Madre di Dio del sagrato racchiuso dalle pedane monumentali.
Però passando dalla fase di studio a quella di esecuzione, le difficoltà della realizzazione si resero evidenti.
L'esagerato costo, la ristrettezza del tempo, le innumerevoli discussioni e polemiche e la cessazione delle opposizioni un tempo esistenti al trasloco del monumento al Cavaliere d'Italia in piazza Castello, fecero si che alla fine venisse collocato sul sagrato che circonda Palazzo Madama , alle spalle del castello , volto vero la diagonale di Via Po, elevandosi di 40 cm con la pedana monumentale usata quale base per il gruppo scultoreo. Eretto in piazza Castello, sacrario ideale di ricordi Sabaudi ed italiani, sul lato opposto dove sorge l'Alfiere donato dai milanesi all'esercito sardo, simbolo dell'inizio delle epiche gesta del Risorgimento italiano, il nuovo monumento, con la figura del Duca in mezzo a quelle dei soldati della grande guerra , immobili intorno ai capisaldi di una nuda trincea da poco conquistata, rievocando il condottiero, sta a rappresentare nei secoli l'ultimo fatto storico militare che assicurò all'Italia la sua completa dedizione per poi conquistare la dignità imperiale.
In 131 giorni lavorativi, la ditta Gabino Raffaello di Torino, sotto la direzione di Morbiducci, costruì le fondazioni, posanti per la parte monumentale e per i piloni su una piastra in cemento armato.
Il Re Imperatore volle personalmente inaugurare il monumento dedicato al suo valoroso cugino, il 4 luglio 1937, il sesto anniversario della morte del Duca d'Aosta, condottiere della terza armata.
 
 

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