Aziende che hanno partecipato al lavoro
Pierre segnala
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FASI DELLE LAVORAZIONI EFFETTUATE
L’Accademia Filodrammatica, nel 1839, per avere una sede per le sue rappresentazioni, acquistò uno stabile già adibito al gioco del “trincotto”, situato in una zona piuttosto periferica, al limite della zona settentrionale delle fortificazioni. La trasformazione dell’immobile fu affidata, in un primo momento, a Barnaba Panizza ed in seguito a Giuseppe Leoni, il cui progetto fu approvato nello stesso anno. Giuseppe Leoni era un architetto di impostazione neoclassica, molto attivo a Torino dove si occupò della decorazione di gran parte dei Caffé, allora ritrovi della società elegante e colta che ne apprezzava le figurazioni pompeiane ed i richiamo all’architettura antica. Gli furono inoltre affidati i progetti per un’arena mobile in Piazza San Carlo, per il rifacimento dell’interno nel Teatro Comunale di Vercelli e la costruzione del teatro Gerbino a Torino. La sede dell’Accademia Filodrammatica fu costruita tra il 1840 ed il 1842 ed inaugurata il 21 gennaio di quell’anno. La facciata dell’edificio mantiene l’impostazione originale; gli interni invece, pur conservando la sequenza e la spazialità progettata dal Leoni, hanno subito una radicale trasformazione della decorazione che ne caratterizzava l’impronta neoclassica. Preziosa, per una ricostruzione dell’aspetto originale degli interni, é la descrizione, fatta da Pietro Visetti nel 1842, dopo la conclusione dei lavori e l’inagurazione; il pian terreno dell’edificio é destinato ad accogliere gli spettatori in una “graziosa saletta ottagona appositamente costrutta per servire da camera d’aspetto” per essa si passa ad un grande vestibolo di forma ellittica da cui parte una scala che raggiunge il piano superiore dove é la sala per gli spettacoli. Al primo piano é il foyer ovale, ornato da lesene in marmo con capitelli che Visetti non esita a definire “sul fare di Bramante” e da fregi in stucco, mentre sul soffitto “tra gli altri dipinti del valente signor Luigi Vacca, ammirasene uno rappresentante in mezzo ad un bell’effetto di cielo la figura dell’Italia, cui fanno gentil corona parecchi puttini portanti l’effige di alcuni fra i più illustri Subalpini, lavorati con quella rara maestria che é degna dell’artista che li ritraeva". Dal foyer si passa alla sala delle rappresentazioni, descritta come un ambiente rettangolare con un “semicircolo all’estremità opposto al palco scenico”; il soffitto é decorato a cassettoni e “sui binati di fianco” sono rappresentati “eleganti emblemi musicali”. Nel centro della volta “é ritratto dallo stesso signor Luigi Vacca un gran medaglione rappresentante Minerva in atto di implorare Giove che mandi l'iride sul Po. Intorno al volto sono dipinte dodici altre figure ritraenti le diverse parti della letteratura personificate, cone l’Eloquenza, la Dialettica, la Tragedia, la Satire, la Retorica, la Logica, il Poema Epico, l’Eroico, l’Elegia, la Poesia Pastorale, la Giocosa e le Lettere”. Le lesene, in origine dorate, attualmente scurite dal viraggio delle ridipinture, reggono un fregio con candelabri un stucco che “sorreggevano pendoni il cui centro contiene emblemi corrispondenti alla sala teatrale”. Finestre erano alternate a superfici dipinte a raffigurare le Muse rette da Apollo “lavoro dell’egregio pittore Pietro Aires da Savigliano”; in medaglioni intrecciati di alloro e di quercia sono raffigurati “alcuni sovrani autori italiani di drammi, di commedie e di tragedie, a seguito de’ quali ne viene uno d’ più celebri d’ogni nazione straniera”. Al di sopra della porta d’ingresso é stato collocato un medaglione in marmo, retto da Vittorie, che raffigura l’attrice Carlotta Marchionni, eseguito dallo scultore Stefano Butti. Le fotografie allegate mostrano come ben poco sia attualmente visibile di questa decorazione, di cui ci resta una documentazione nel disegno che illustra l’opera del Visetti e nell’incisione per il Concerto per la nascita di un principe nella Sala dell’Accademia filodrammatica, pubblicata nel 1844 su L’illustration. Nel 1860 l’Accademia Filodrammatica fu chiusa e l’edificio divenne sede del Liceo Musicale: per questa nuova destinazione, si procedette a lavori che compresero l’esecuzione della decorazione parietale anche sui muri laterali del palcoscenico. Il Liceo Musicale, nel 1928, era trasferito e l’edificio utilizzato per la “Casa del Soldato” ed infine, nel 1955, diveniva la sede del Teatro Stabile della Città di Torino ed intitolato a Pietro Gobetti. In quest’occasione fu intrapreso un radicale restauro che, pur mantenendo l’impostazione architettonica degli interni, ne ha variato la decorazione. Il teatro fu definitivamente chiuso nel 1984 e dieci anni dopo sono iniziati i lavori di restauro.
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